Quando il padrone scappa

18 03 2009

di Davide Pelanda – Megachip

Ricordate la INNSE, fabbrica milanese di meccanica “pesante”, che gli operai occupano da quasi un anno? No? È una unità produttiva i cui lavoratori hanno portato avanti le commesse in autogestione e con prospettive di lavoro anche per il futuro.

Un po’ come successe in Argentina dove, alla vigilia della grave crisi economica del 2001, nei sobborghi poveri di Buenos Aires trenta operai disoccupati entrarono nella fabbrica dove sin lì avevano lavorato rifiutandosi di uscire, per far poi ripartire le macchine fino a riprendere la produzione. Di qui il bel film di Avi Lewis e Naomi Klein, “The Take – La Presa”.

Ma qui non siamo in Argentina, nei sobborghi poveri. Qui siamo a Milano.

Nella ricca Regione Lombardia, nel milanese, ben 49 dipendenti vogliono lavorare nella loro fabbrica, nonostante il padrone, l’industriale Silvano Genta, la voglia “rottamare” e intenda delocalizzare sia le lavorazioni sia i lavoratori.
Il tutto perché l’area dove la INNSE sorge, a Lambrate, è situata proprio nella zona della futura EXPO 2015, appetibile per le varie speculazioni e spartizioni che preparano la faraonica manifestazione.

Ma gli operai non ci stanno ai ricatti, vogliono difendere il loro posto di lavoro e vogliono far sì che Genta non si impossessi del macchinario. Presidiano continuamente l’ingresso delle portinerie per resistere al suo tentativo di entrare. Così l’officina non sarà svuotata né sarà possibile vendere le apparecchiature al miglior offerente.

Hanno resistito e stanno resistendo anche contro le cariche delle forze dell’ordine che nel febbraio scorso, dopo un frettoloso tavolo di confronto nella sede della Regione Lombardia tra l’assessore competente e i lavoratori, hanno forzato il presidio dei lavoratori INNSE e fatto entrare nello stabilimento due camion del proprietario per caricarvi dei semilavorati

Oltre a questa follia – beccarsi denunce e manganellate per poter lavorare e mantenere una famiglia – c’è stato pure chi dopo le denunce è stato anche licenziato.
Ma «questa battaglia – dicono ancora i lavoratori della fabbrica – non riguarda solo noi, ma tutti quelli che credono che questa forma di resistenza operaia possa essere un possibile punto di partenza per lottare contro i licenziamenti, in una crisi che ne produce migliaia al giorno. Una battaglia che riguarda tutti quelli che credono che la città di Milano non possa finire in mano a speculatori di ogni tipo, immobiliaristi sull’orlo del fallimento, speculatori finanziari, bancarottieri di ogni ordine e grado che chiudono le fabbriche senza nessuna opposizione sociale».

In solidarietà con i lavoratori è stato sottoscritto un documento con oltre un migliaio di firme. Titolo: “Giù le mani dall’officina, l’officina non si tocca”. Una delegazione si è recata di recente a Settimo Torinese, per una manifestazione davanti alla sede legale dell’industriale Genta, il loro “rottamatore”.

Ad accoglierli e a manifestare con loro c’erano i rappresentanti operai di dieci industrie del Torinese a rischio chiusura. Anche dalla Valle di Susa è partita una delegazione delle fabbriche in chiusura o in cassa integrazione. Espressioni di solidarietà sono venute dagli studenti degli istituti superiori lungo il percorso del piccolo corteo nel centro di Settimo. Una bandiera INNSE sventola in Valle di Susa ai cancelli della CABIND, fabbrica a rischio chiusura di Chiusa S. Michele, mentre una bandiera NO TAV è stata issata ai cancelli della INNSE a Milano.

Una lotta generosa, con piccoli intrecci solidali, contro un padrone che si comporta «come negli anni ‘50», ricorda Bruno Casati, assessore al Lavoro della Provincia di Milano: «il padrone chiude la fabbrica, scappa e manda quattro buttafuori da discoteca a mettere lucchetti e telecamere. I lavoratori, allertati, arrivano nella notte, si riprendono la “loro” fabbrica, mettono in fuga i buttafuori e continuano la produzione». Questo oggi vuol proprio dire essere responsabili ed affidabili.

di Davide Pelanda – Megachip

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8855


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