Berlusconi, icona di una Seconda Repubblica, trionfo del trasformismo

19 03 2009

E’ un vero e proprio saggio breve quello scritto da Perry Anderson, docente di Storia alla UCLA, e pubblicato dalla London Review of Books, lanciato in copertina con il titolo “Il declino dell’Italia”, a coprire i quindici anni di storia della Seconda Repubblica, da Mani Pulite ai giorni nostri.

Si tratta di un saggio che merita sicuramente la lettura integrale in versione originale o nella traduzione fornita da Italiadallestero; la tesi, introdotta sin dal titolo, “Un intero sistema trasformato in quello che intendeva sostituire“, è che “la Prima Repubblica collassò fra il pubblico scandalo per l’esposizione dei livelli stratosferici di corruzione, solo per partorire una Seconda Repubblica dominata da un ancora più sfolgorante monumento di illegalità e corruzione, a paragone della quale i misfatti di Craxi rimpiccioliscono“.

Questo è, secondo Anderson, il capolavoro del trasformismo italiano, “la trasformazione per osmosi di una forza politica nel suo opposto, come classicamente praticato da Depretis alla fine del ‘800, assorbendo la destra nella sinistra ufficiale, e da Giolitti all’inizio del ‘900, cooptando le riforme del lavoro ai benefici del liberalismo. Il caso della Seconda Repubblica è stato “trasformismo” su una scala più grande: non un partito, o una classe, ma un intero ordine convertito in ciò a cui intendeva porre fine“.

Il principale protagonista di questo capolavoro trasformistico è lui, Silvio Berlusconi, “la chiave di volta di un sistema molto esteso. Ma, come attore politico, il merito per l’inversione di ciò che si pensava fosse la cura per le malattie della Prima Repubblica ad opera della Seconda apparteneva in primo luogo a lui“.

Oggi Berlusconi è incontestabilmente l’icona della Seconda Repubblica“: essenzialmente “erede della Democrazia Cristiana” che riunisce i residui “dell’influenza della Chiesa, come unica istituzione ad un tempo nazionale e universale, e la paura del comunismo largamente diffuso a livello nazionale” ma anche e sicuramente in misura maggiore “erede di Craxi e della mutazione che egli ha rappresentato nella politica italiana degli anni ‘80“. “All’apice del suo potere, Craxi delineò una nuova figura nella scena italiana del dopoguerra, forte, decisa, attenta alla pubblicità, con il completo controllo del proprio partito e implacabile negoziatore con gli altri“: esattamente quello che dieci anni dopo sarebbe diventato Silvio Berlusconi.

http://vistidalontano.blogosfere.it/2009/03/berlusconi-icona-di-una-seconda-repubblica-trionfo-del-trasformismo.htm
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