Stadi razzisti: il contropiede di Campbell

18 03 2009

di Alessandro Cisilin – da « Galatea European Magazine», aprile

Si chiama Sulzeer Jeremiah, detto Sol, di cognome fa Campbell. È un omone britannico di trentaquattro anni e novantadue chili di muscoli spalmati su centottantotto centimetri. Di professione fa il calciatore, ed è anzi piuttosto noto tra gli addetti ai lavori. Da oltre sedici anni milita nella prima divisione inglese, annoverando inoltre settantatre presenze in nazionale. Per la precisione fa il difensore, uno di quelli che restano sempre indietro per proteggere gli altri.

Quindi non segna quasi mai, e il più importante tra i suoi pochissimi gol è stato del resto amarissimo, quello dell’uno a zero che portò in vantaggio l’Arsenal contro il Barcellona nella finale della Champions League del 2006, infine persa per due a uno.

Sol-CampbellCampbell è anche un uomo di colore. Un dettaglio ancora rilevante all’alba del ventunesimo secolo. Una rilevanza che l’ha indotto a passare insolitamente all’attacco, e su più fronti, con una battaglia anti-razzista che sta scompaginando le più bieche autocelebrazioni del mondo del calcio.

Già in passato aveva denunciato il perdurare del razzismo nello sport, e suo fratello fece anche di peggio, facendosi condannare a un anno di galera per aver picchiato un uomo che l’aveva insultato. A scatenargli ora la ribellione è stato l’ennesimo episodio, risalente al 28 settembre scorso. Campbell è il capitano del Portsmouth e gioca al Fratton Park, nell’Hampshire, dove quel giorno ricevette gli ex compagni della squadra londinese del Tottenham. Giunsero in trasferta anche parecchi tifosi, circa duemilacinquecento, e tra i motivi della robusta affluenza c’era l’obiettivo di fischiarlo. Fischi e insulti razzisti.

Come spesso accade, il razzismo è solo il paravento meschino di altre frustrazioni, in questo caso l’antica ostilità per il tradimento dell’ex, che otto anni fa aveva scelto di passare tra le fila dei rivali nei derby della capitale, ossia l’Arsenal. Sta di fatto che l’offesa razzista si scatenò.

Campbell poteva passarci sopra, come aveva fatto sempre. «I nostri genitori ci insegnano a lasciar perdere – spiega – e se il fatto si ripete, si finisce a pensare che è normale e accettabile». Per di più in quella domenica di inizio autunno trovò la sua rivincita sul campo, sconfiggendo i più titolati avversari. Stavolta però ha deciso di non fermarsi alla risposta sportiva. Si è quindi recato dalla polizia per sporgere regolare denuncia. E dopo l’esame delle immagini a circuito chiuso raccolte durante la partita sono stati incriminati undici uomini tra i tredici e i cinquantaquattro anni. Quattro di loro si sono dichiarati subito colpevoli limitando la sanzione a un’ammenda e al divieto di frequentare gli stadi per tre anni. Per gli altri si aprirà il processo il mese prossimo.

Con quest’azione il giocatore rivendica però un altro obiettivo, quello di fare rumore. «Gli arresti hanno risvegliato molte persone – sostiene – perché molti semplicemente non avevano mai pensato che fosse sbagliato” lanciare insulti razzisti dall’interno dello stadio, dove “pago il biglietto e in quei novanta minuti faccio ciò che voglio».

L’argomento-choc di Campbell infatti rovescia un luogo comune, rilanciato di recente da un ancor più illustre militante antirazzista del calcio, il francese Liliam Thuram, secondo il quale «il razzismo non è un fenomeno da stadio, ma ancor di più della società nel suo insieme». Campbell asserisce il contrario, perché «in strada si è coscienti a che certi atti segue la galera, qui no».

E’ il meccanismo auto-assolutorio del pianeta-calcio il bersaglio dell’inglese. Inducendolo a presentare, accanto alla denuncia, una pubblica proposta: quella di sanzionare le squadre i cui atleti o fan si macchino di aggressioni razziste, non con multe, ma con punti di penalizzazione. Punti, quelli che fanno retrocedere i sogni e perdere i campionati.

Sembra banale ma non lo è, tant’è che non si è mai fatto e anche stavolta la risposta è il silenzio. In tutti i paesi europei si discute di sicurezza e di sanzioni nei confronti dei tifosi. Ma di responsabilizzare i protagonisti dello show più seguito e opulento del Vecchio Continente alle regole etiche della vita civile non se ne parla. E allora forza, signor Campbell.

di Alessandro Cisilin
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8858





Tibet: Vero o Falso?

17 03 2009

1. “Prima dell’invasione cinese, il popolo tibetano viveva in armonia con i monaci e i signori feudali in un ordine sociale ispirato dagli insegnamenti religiosi”.

FALSO. La dottrina imponeva la superiorità del ricco signore e l’inferiorità del contadino miserabile, del monaco inferiore, dello schiavo e della donna. Si presentava quest’ordine come il risultato ineluttabile della successione karmica, prodotto della virtù dei ricchi e delle loro vite passate.

In realtà, questa ideologia giustificava un ordine sociale di classe feudale: i servi dovevano lavorare le terre del signore o del monastero, gratuitamente e per tutta la vita. Qualunque azione era un pretesto per imporre tasse elevate: matrimonio, funerale, nascita, feste religiose, il possesso di un animale, piantare un albero, il ballo, e persino entrare o uscire di prigione. Questi debiti potevano essere passati da padre in figlio e proseguire nelle generazioni successive, e se i debiti non venivano pagati, i debitori erano ridotti in schiavitù. I fuggitivi e i ladri erano perseguiti da un piccolo esercito professionista. Le punizioni preferite erano il taglio della lingua o accecare un occhio, il taglio del tendine del ginocchio, ecc. Tutte queste torture sono state proibite nel 1951 mediante l’applicazione delle riforme portate da Pechino.

2. “Nel 1951 la Cina ha invaso il Tibet”

FALSO.
Il termine “invasione” implica l’idea dell’esistenza di due paesi diversi. In realtà, a partire dal XII secolo, con l’impero mongolo, il Tibet è stato annesso alla Cina. A partire dal secolo XVII il Tibet è diventato una delle diciotto province dell’impero cinese e ogni Dalai-lama riceveva la sua garanzia di legittimazione dall’imperatore cinese. Alla fine del XIX secolo l’impero britannico ha invaso il Tibet. Il Dalai-lama ha approfittato dell’occasione per rivendicare l’indipendenza tibetana. Questa richiesta, però, non venne presa in considerazione da nessun partito cinese né da alcun paese del mondo. Nel 1949, anche il Dipartimento di Stato USA considerava il Tibet (e Taiwan) come parte integrante della Cina, ma cambia tutto quando la Cina diventa un paese socialista con Mao Zedong. Era lo stesso Dipartimento di Stato, allora, che scriveva: “Il Tibet diventa una zona strategica ideologicamente importante. L’indipendenza del Tibet può servire come lotta contro il comunismo, è nostro interesse riconoscerlo come paese indipendente anziché come parte integrante della Cina”. Ma aggiunge: “La situazione cambia se si crea un governo in esilio. In questo caso il nostro interesse sarà di sostenere l’indipendenza del Tibet senza riconoscerla. Il riconoscimento dell’indipendenza del Tibet non è la questione veramente importante. Si tratta della nostra strategia contro la Cina.”

3. “A partire dal momento in cui i comunisti cinesi presero il potere nel 1951, il Dalai-lama e i signori tibetani hanno perso il loro potere politico in Tibet”

FALSO. Nel 1951 venne firmato l’Accordo per la Liberazione Pacifica del Tibet tra Pechino e il governo locale tibetano. Il Dalai-lama accettò la proposta di Mao Zedong e gli mandò un messaggio telegrafico: “Il governo locale, i lama e le popolazioni laiche del Tibet appoggiano all’unanimità l’Accordo di 17 articoli.” Questo fu il contesto in cui l’Esercito di Liberazione Popolare entrò in Tibet. L’accordo prevedeva il mantenimento della servitù in Tibet sotto l’autorità del Dalai-lama. I monasteri, il Dalai-lama e gli ufficiali mantennero i loro possedimenti (70%delle terre). Pechino gestiva solo le questioni militari e i rapporti internazionali. Il governo locale tibetano, composto da lama e signori feudali, negoziò e accettò l’accordo. In contropartita, il Dalai-lama ricevette il posto di Vice-presidente del parlamento cinese, posto che occupò senza il minimo tentennamento.

4. “La battaglia di Lhasa si concluse con la morte di 83.000 tibetani!”

FALSO
. Per capire meglio l’evoluzione del conflitto: mentre in Tibet la servitù feudale era stata mantenuta, dagli anni cinquanta la riforma agraria veniva applicata nelle province limitrofe (abitate da minoranze tibetane che coesistevano con gli Han, Hui, Yi, Naxi, Qiang, Mongoli, ecc.). Si confiscavano le terre dei grandi proprietari per ridistribuirle ai contadini poveri. Questo processo si sviluppò senza troppe frizioni, dato che il governo cinese pagava una rendita ai vecchi proprietari. Sono i lama e i grandi signori tibetani di queste regioni limitrofe, che per paura di perdere i loro privilegi, cominciarono a organizzare la resistenza. Nel 1956 scoppiò una rivolta armata, iniziata dal monastero di Litang nella provincia dello Sichuan. Dopo alcune scaramucce con l’esercito rosso, una parte dell’elite tibetana dello Sichuan si è rifugiata in Tibet spargendo voci del “terrore rosso”. La CIA finanziò e appoggiò la rivolta fin dall’inizio. Avevano addestrato milizie armate nel Colorado, le avevano poi lanciate in Tibet e le avevano rifornite per via aerea. I fatti di sangue di quest’epoca erano in realtà la repressione di una lotta di classi privilegiate organizzate dalla CIA. Nel 1959, le voci secondo le quali “i cinesi volevano sequestrare il Dalai-lama” provocò una grande manifestazione a Lhasa (anche se la CIA, in realtà, aveva già organizzato la fuga del Dalai-lama in India). I manifestanti linciarono alcuni ufficiali tibetani e l’esercito rosso schiacciò la ribellione. Quanti morti ci furono a Lhasa? Secondo i testimoni raccolti dal politologo pro indipendentista Henry Bradsher, 3.000. Nel 1959 il Dalai-lama pretendeva che fossero 65.000, e aumentò la cifra fino ad arrivare a 87.000. Il problema è che allora, Lhasa aveva una popolazione massima di 40.000 abitanti. Di certo dopo la ribellione 10.000 tibetani furono condannati a lavori forzati per 8 mesi, e impiegati nella costruzione della prima centrale elettrica di Ngchen. Le cifre fantasiose circa il “genocidio” hanno continuato a circolare. Nel 1984 il governo tibetano ha dichiarato: “Tra il 1949 e il 1979 sono stati assassinati dall’esercito rosso 432.000 tibetani!”

5. In principio, l’India negava l’asilo politico al Dalai-lama

VERO. Dal 1949 gli USA hanno cercato di convincere il Dalai-lama ad andare in esilio. Per farlo, contarono sull’appoggio dei suoi due fratelli (contattati dalla CIA fin dal 1951) e del consigliere tedesco Heinrich Harrer (ex SS). L’allora dirigente indiano, Nehru, non aveva intenzione di dargli asilo politico. Perciò, il presidente Eisenhower propose un trattato; se l’India avesse dato asilo politico al Dalai-lama, gli USA avrebbero formato 400 ingegneri indiani in materia di tecnologia nucleare. Il trattato venne accettato. Nel 1974 la prima bomba atomica indiana vene chiamata cinicamente: “il Budda sorridente”.

6. L’occupazione cinese ha causato la morte violenta di 1,2 milioni di tibetani

FALSO. Due dati contraddicono questa cifra, accettata senza prove da più di 30 anni dall’insieme dei paesi occidentali. 1- La piramide di età della popolazione tibetana. Si stima che nel 1953 la popolazione tibetana (tanto in Tibet che nelle province limitrofe) raggiungeva al massimo 2,5 milioni di abitanti. Se avessero assassinato 1,2 milioni di tibetani tra il 1951 e l’inizio degli anni 70’, una gran parte del Tibet sarebbe rimasta spopolata. Inoltre, ci sarebbe stato un grande squilibrio tra uomini e donne. I demografi, invece, non rilevano nessuna anomalia nella popolazione tibetana, che non ha mai smesso di aumentare. Attualmente in Cina si contano quasi 6 milioni di tibetani. 2- L’unica persona che ha avuto accesso agli archivi del governo tibetano in esilio è Patrick French, quando dirigeva la campagna “Free Tíbet” a Londra. Con i documenti in mano, French arrivò ala conclusione che le prove del “genocidio tibetano” erano state falsificate. Le battaglie del 1959 erano state contabilizzate varie volte e le cifre dei morti erano state aggiunte, a margine, in seguito. French denunciò questa falsificazione, ma la cifra di 1,2 milioni di morti ha continuato a fare il giro del mondo.

7. “Durante la Rivoluzione Culturale venne proibita ogni pratica religiosa”

VERO. Tra il 1966 e il 1976, tutte le pratiche religiose vennero proibite, non solo in Tibet, ma in tutto il territorio cinese. Si chiusero i monasteri e i monaci furono obbligati a vivere con le loro famiglie d’origine, dedicandosi al lavoro produttivo, essenzialmente agricolo. Non tutti i monasteri venero distrutti, ma molti oggetti di culto furono spazzati via dalle guardie rosse (giovani intellettuali tibetani aderenti al movimento rivoluzionario cinese). Quando la situazione degenerò gravemente (eccessi, castighi arbitrari), l’esercito rosso s’interpose e restaurò l’ordine sociale ed economico. Il governo cinese ammise gli errori che aveva commesso in questo periodo e cominciò a finanziare la restaurazione di tutto il patrimonio religioso del Tibet. I monasteri tornarono a riempirsi di monaci. Attualmente, in Cina vi sono più di 2.000 monasteri tibetani restaurati e in funzione.

8. “Il Dalai-lama è una specie di Papa del Buddismo mondiale”

FALSO. Il Dalai-lama non rappresenta il buddismo zen (Giappone), né il buddismo del Sud-Est asiatico, né quello cinese. Il buddismo tibetano rappresenta meno del 2% dei buddisti del mondo. In Tibet, inoltre, esistono quattro scuole buddiste separate. Il Dalai-lama appartiene a una di quelle, la geluppa (i “virtuosi” capelli gialli), Durante la visita che il Dalai-lama fece a Londra nel 1992, fu accusato dalla maggior organizzazione buddista britannica di essere un “dittatore spietato” ed un “oppressore della libertà religiosa”. Si tratta di un “Papa” con pochi discepoli religiosi, ma molti adepti politici.

9. Il Dalai-lama rivendica un territorio equivalente alla quarta parte della Cina

VERO. Sebbene nelle sue ultime dichiarazioni affermava di accontentarsi dell’autonomia, nei suoi libri rivendica il “grande Tibet”, un territorio due volte più grande di quello su cui i Dalai-lama esercitavano il loro potere politico in passato! Questo territorio include tutta la provincia di Qinghai e parti delle province di Gansu, Yunnan e Sichuan, abitate da varie minoranze, tibetane e non. Che cosa farebbero? Caccerebbero i non tibetani? Farebbero la pulizia etnica? Certo! Nel 1987 il Dalai-lama ha dichiarato testualmente: “Dovranno partire 7,5 milioni di coloni”. Non si tratta di coloni, però, visto che la popolazione di queste regioni è mista da molti secoli. In ogni caso, questo progetto espansionista provocherebbe ciò che tutte le grandi potenze hanno voluto per più di 150 anni: smembrare la Cina.

10. “Il finanziamento del movimento tibetano proviene da donazioni di ONG umanitarie o caritatevoli”

FALSO. Il movimento tibetano riceve effettivamente questo tipo di donazioni, ma la sua fonte di finanziamento principale è il governo degli USA. Tra il 1959 e il 1972, la CIA ha dato 1,7 milioni di dollari al “Governo Tibetano in esilio” e 180.000 dollari annuali direttamente al Dalai-lama. Per molto tempo, egli lo ha negato, ma finalmente negli anni ottanta, ha finito col riconoscerlo pubblicamente. Da allora ad oggi i finanziamenti sono stati più discreti, attraverso organizzazioni di copertura come il National Endowment for Democracy (NED), il Tibet Fund, il State Department’s Bureau of Democracy… Un altro dei suoi principali patrocinatori è George Soros, attraverso lo Albert Einstein Institution, che continua ad essere diretto dall’ex colonnello Robert Helvey dei servizi segreti USA.

11. “Il sostegno degli USA al Dalai-lama è motivato da obiettivi strategici”

VERO. L’elite dirigente degli USA considera la Cina come il suo principale nemico. Anche se si tratta di un socio economico indispensabile, a lungo termine, la Cina è valutata come il principale fattore di resistenza al dominio mondiale statunitense. Gli Stati Uniti prevedono che la Cina supererà la loro economia nel 2030. Di conseguenza, è fondamentale per gli USA evitare che il resto dei paesi asiatici riescano a creare un mercato comune legato alla Cina che potrebbe sfuggire al loro controllo. Quindi, sognano di spaccare la Cina come hanno fatto con l’URSS. Il loro obiettivo è controllare le ricchezze economiche, la mano d’opera e il mercato più grande del mondo. Per indebolire la Cina gli USA hanno una doppia strategia. Da una parte circondarla con le basi militari, dall’altra, appoggiare il separatismo e ogni tipo di opposizione, cominciando da campagne mediatiche di indebolimento. Questa è la ragione per cui investono grandi somme di denaro nella questione del Tibet.

12. “Il Dalai-lama ha difeso pubblicamente il dittatore fascista del Cile, Augusto Pinochet”

VERO. Pinochet fu arrestato in Inghilterra dalla polizia britannica, sulla base di un ordine d’arresto internazionale emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzón. In quell’occasione il Dalai-lama raccomandò vivamente al governo britannico la liberazione di Pinochet, per evitare che fosse giudicato in Spagna per crimini contro l’umanità. Anche Pinochet era un vecchio impiegato della CIA. Il Dalai-lama, in effetti, è una pedina degli Stati Uniti. Nel 2007, George Bush gli ha conferito la maggior decorazione degli USA, la Medaglia d’Oro del Congresso. Sua Santità allora ha incensato Bush per i suoi sforzi a favore della democrazia, della libertà e dei diritti umani in tutto il mondo. E ha persino definito gli USA “campioni di democrazia e della libertà!”

13. “Reporter sin Frontieres (Rsf) appoggiano il Dalai-lama in modo disinteressato”

FALSO.
RSF si presenta come un’organizzazione che lotta a favore della libertà dei giornalisti, e un gran numero di donatori credono di appoggiare un’organizzazione indipendente ed obiettiva. Ma il finanziamento per assistere giornalisti oppressi occupa solo il 7% del finanziamento globale. Il resto è diretto a finanziare campagne politiche, nelle quali si trova il denaro sporco. Il patron di RSF, Robert Ménard, è un difensore dei diritti dell’uomo a geometria variabile. Perché critica Venezuela e Cuba deformando i fatti? Ha avuto finanziamenti dalla mafia cubana di Miami. Perché critica la Cina per la sua politica nel Tibet? Ha ricevuto 100.000 dollari dagli anticomunisti di Taiwan. Certo Ménard è molto più timido quando si tratta di criticare gli USA, il paese che ha ucciso più giornalisti negli ultimi anni (soprattutto in Iraq). E’ finanziato dalla CIA attraverso la NED, citata in precedenza. Perché Ménard ha lasciato che RSF smettesse di criticare i media francesi? Perché è legato finanziariamente ai grandi media francesi e ad alcune grandi multinazionali. I distributori di stampa (proprietà parziale di Lagardère) distribuiscono gratuitamente i suoi album fotografici. “Non si sputa nel piatto in cui si mangia!” Lo ha riconosciuto lo stesso Ménard nel 2001. Come fare, per esempio, ad organizzare un dibattito sulla concentrazione della stampa e poi chiedere a Hanvas o a Hachette di finanziare l’evento? Nonostante tutti questi sfondi sospettosi, la maggioranza dei grandi media continuano a difendere gli argomenti di Ménard. Ma l’UNESCO ha smesso di finanziarlo con questa spiegazione: “In varie occasioni, RSF aveva dato prova di mancanza di etica nel trattare alcuni paesi in maniera molto poco obiettiva.”

14. “La Cina sta facendo un genocidio culturale in Tibet”

FALSO. Il Tibet è da tempo una regione autonoma. Dagli anni 80’, la cultura e la religione tibetana si pratica liberamente, i bambini sono bilingue e sono stati aperti istituti di tibetologia. I monasteri si sono riempiti di lama, compresi i bambini. La lingua tibetana è parlata e scritta da molte più persone che prima della rivoluzione. Nel Tibet esiste un centinaio di riviste letterarie. Anche la rivista Foreign Office, vicina al Dipartimento di Stato degli USA, ha riconosciuto che la pratica del bilinguismo era usata dal 60/70% dei funzionari di etnia tibetana. Inoltre, la cultura tibetana ha avuto nuove prospettive dallo sviluppo nel resto della Cina, specialmente nell’ambito della lingua, la letteratura, gli studi sulla vita quotidiana e l’architettura tradizionale. In Cina sono stati pubblicati importanti collezioni di libri, giornali e riviste in lingua tibetana. Ci sono molti editoriali dedicati a promozioni di lingua tibetana, non solo in Tibet ma anche a Pechino. La realtà dimostra che l’idea del “genocidio culturale” non è altro che un mito della propaganda politica.

15. “Le violenze che sono avvenute a Lhasa, lo scorso 14 marzo 2008, sono la conseguenza della durezza con cui la polizia e l’esercito cinese hanno represso una manifestazione pacifica.”

FALSO. Tutti i testimoni occidentali presenti in quel momento, tra cui il giornalista James Miles (The Economist), confermano la stessa versione: le violenze furono scatenate da giovani tibetani che erano stati diretti da alcuni lama per commettere atti vandalici. Si trattava di azioni criminali programmate a carattere razzista. Vari gruppi, tutti armati nello stesso modo (bottiglie Molotov, pietre, sbarre di ferro e coltelli da macellaio), agendo alla stessa maniera, si sono sparpagliati a Lhasa seminando il panico e attaccando gli Han (cinesi) e gli Hui (musulmani). Hanno attaccato scuole, ospedali, hotel. Hanno bruciato vivi e lapidato vari civili. Sono stati contati 19 morti e più di 300 feriti. Alcuni tibetani più anziani hanno soccorso alcune vittime salvando loro la vita. Quando si sono verificate queste violenze razziste, i sostenitori del Dalai-lama hanno preteso che si è trattato di una montatura compiuta da soldati cinesi travestiti da monaci, facendo circolare la fotografia, una cosiddetta “foto-satellite”, che pretendeva di provare i fatti. Abbiamo dimostrato che quella foto è stata un’enorme farsa. In un primo tempo, la polizia e l’esercito cinese sono rimasti passivi, per poi intervenire e far cessare l’ondata di violenze. Quante vittime ci sono state? I media occidentali diffondono una cifra che raggiunge le “centinaia”, ma ancora una volta, questa cifra proviene dall’entourage del Dalai-lama. Alcuni dei “morti” contati dal governo tibetano in esilio ora vivono in Tibet. Altri si chiamano “Dupont, Charleroi “, senza altra precisazione. La polemica non è finita.

Per info e contatti: mila.marcos.investigaction@gmail.comIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Note bibliografiche di carattere generale

-Libro de Elisabeth Martens “Storia del Buddsmo tibetano, la Compassione dei Potenti” Edition L’Harmattan, collection « Recherches asiatiques », 2007. ISBN: 978-2-296-04033-5, Prezzo: 25,50 €

-Libro Elisabeth Martens – Interview-presentation: http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2007-11-23%2009:44:24&log=lautrehistoire

- Elisabeth Martens – “Bio branchés, BT-light ou dalaïstes convaincus: de quelle gauche s’agit-il ?” (Un partie de son livre) http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-04-28%2015:24:38&log=invites

- Elisabeth Martens – “Ce que le Dalaï Lama ne dit pas sur le Tibet et sur sa doctrine” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2007-11-23%2009:44:24&log=lautrehistoire

- “Tibet : Réponses sur l’Histoire, la religion, la classe des moines, les problèmes sociaux, la répression, le rôle des USA…”

- http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-03-28%2006:21:41&log=invites

Note bibliografiche di carattere specifico

1.«Prima dell’invasione cinese il popolo tibetano viveva in armonia con i monaci e i signori feudali in un ordine sociale ispirato dagli insegnamenti religiosi»

- Michael Parenti – « Le mythe du Tibet ». http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2005-08-24%2011:39:05&log=invites
- Zang Yanping – « Quand le Dalaï Lama était au pouvoir, 95% des Tibétains pouvaient être vendus comme des marchandises » http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-03-20%2005:43:04&log=lautrehistoire

2. «En 1951, la Cina invase il Tíbet.»
- Elisabeth Martens – “Tibet : Réponses sur l’Histoire, la religion, la classe des moines, les problèmes sociaux, la répression, le rôle des USA…” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-03-28%2006:21:41&log=invites

3. «da quando i comunisti cinesi prendono il potere nel 1951, il Dalai-lama e i signori tibetani hanno perso tutto il loro potere politico»

4. «La battaglia di Lhasa fa 83.000 morti tibetani.»
- Jean-Paul Desimpelaere – « Les Chinois ont-ils liquidé les Tibétains? » http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=7771

5. «All’inizio l’india negava l’asilo politico al Dalai-lama.»
- Comaguer- “Les USA, la Chine et lInde : aperçu sur la géopolitique de l’Himalaya” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-04-04%2005:54:19&log=invites

6. «L’occupazione cinese provoca la morte violenta di 1,2 milioni di tibetani.» – Jean-Paul Desimelaere – “La CIA sponsor del Dalaï Lama” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-01-02%2018:31:49&log=lautrehistoire

7. «Durante la Rivoluzione Culturale era proibita ogni pratica religiosa.»

8. «Il Dalai-lama è una specie di Papa del Buddismo mondiale.»
- Peter Franssen – « Le Dalaï Lama : “Les Etats-Unis sont les champions de la démocratie et de la liberté” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-03-20%2006:42:36&log=invites
- Nico Hirtt – «A propos de la visite du « chef spirituel tibétain » en Belgique” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-04-28%2014:33:18&log=invites

9. «Il Dalai-lama rivendica un territorio equivalente alla quarta parte della China.»
- Domenico Losurdo “Il Dali-lama è un moderato?” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-05-27%2000:11:17&log=invites
- Michael Parenti – Le mythe du Tibet http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2005-08-24%2011:39:05&log=invites

10. «Il finanziamento del movimento tibetano proviene da donazioni di ONG umanitarie o caritatevoli.» – Infortibet – La CIA : “C’est nous qui avons préparé l’insurrection au Tibet” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-03-20%2006:37:04&log=lautrehistoire – Jean-Paul Desimelaere – La CIA sponsor du Dalaï Lama http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-01-02%2018:31:49&log=lautrehistoire – Jean Paul Desimpelaere – “La Chine force les nomades tibétains à habiter en ville” : info ou intox? http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-01-14%2010:20:14&log=attentionm

11. «Il sostegno degli USA al Dalai-lama è motivato da ragioni strategiche»
- Elisabeth Martens – « Quelles issues pour la crise Chine-Tibet ? » http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-04-28%2014:52:36&log=invites
- Domenico Losurdo – « Quando è perché gli USA hanno cambiato posizione sul Tibet» http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-04-02%2023:07:29&log=lautrehistoire

12. «El Dalai-lama defendió públicamente el antiguo dictador fascista de Chile Augusto Pinochet.» – F. William Engdhal – « Jeux géopolitique risqué : Washington jue le Tibet à la roulette avec la Chine » http://www.alterinfo.net/Jeu-geopolitique-risque-Washington-joue-le-Tibet-a-la-roulette-avec-la-Chine_a18783.html

13. «Reporteros Sin Fronteras apoya al Dalai-lama de forma desinteresada.»
- Pagina oficial de Reporteros Sin Fronteras. http://www.rsf.org/rubrique.php3?id_rubrique=21
- Jean-Guy Allard – « Robert Ménard a reçu 100 000 $ de Taiwán » http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-05-02%2016:47:41&log=invites
- Thierry Meyssan – “Reporters sans Frontières couvre la CIA” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2005-12-07%2019:30:56&log=invites
- Jean-Guy Allard – “RSF reçoit son financement de Taipei” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-04-10%2013:55:15&log=invites
- Jean-Luc Mélenchon – “Je ne suis pas d’accord avec le boycott des J.O. et la propagande anti-chinoise” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-04-30%2014:42:44&log=invites
- Salim Lamrani – Cuba, Internet et Reporters sans frontières http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2007-03-09%2005:51:18&log=invites
- Maxime Vivas – La face cachée de Reporters sans Frontières http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2007-11-19%2009:01:32&log=attentionm

14. «China está cometiendo un genocidio cultural en el Tibet.» – Ingo Nentwing – “Génocide culturel” au Tibet” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-05-02%2017:19:23&log=invites – AlterInfo – “Un sinologue allemand réfute les allégations de génocide culturel’ au Tibet” http://www.alterinfo.net/Un-sinologue-allemand-refute-les-allegations-de-genocide-culturel-au-Tibet_a19137.html

16. “Le violenze che sono avvenute a Lhasa, lo scorso 14 marzo 2008, sono la conseguenza della durezza con cui la polizia e l’esercito cinese hanno represso una manifestazione pacifica”.
- Michel Collon – “Tibet :Inchiesta su una foto manipolata” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-04-03%2007:17:28&log=articles
- Peter Fransen – “Cos’è successo davvero a Lhasa? Giornalisti e turisti dicono un’altra cosa” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-03-20%2006:18:02&log=attentionm
- Peter Franssen – “5 questions à propos du soulèvement au Tibet” http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-03-28%2014:10:11&log=invites
- Elisabeth Martens – “Tibet : un appel de Bouddha à l’esprit critique !” – http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-04-10%2013:44:48&log=invites

Altre note bibliografiche.

Se si vuole consultare la versione dei sostenitori del Dalai-lama e del separatismo:
- http://bouddhisme.info/
- http://images.library.wisc.edu/FRUS/EFacs/ : Archivos de la « Foreign Relations of United States»
- www.iiss.org/about-us : Mapa « US troop deployment » en el portal del « International Institute for Strategic Studies” – www.berzinarchives.com
- www.buddhaline.net Discurso de su Santidad el Dalai Lama en el Parlamento Europeo (01/11/01)
- www.cerbi.com
- www.clio.fr/chronologie_tibet_durepli_a_l_ouverture_force
- www.dalailama.com: Portal oficial del Dalai Lama
- www.darshan.fr.eu.org
- www.karmapa-europe.net
- www.maisondeshimalayas.org
- www.mindandlife.org : Portal del Instituto “Mind and Life”
- www.progressive.org – www.solhimal.free.fr
- www.theepochtimes.com : Portal de « The Epoch Times », periódico del FaLunGong
- www.tibet.fr/site/gouvernement.php : Portal del Gobierno tibetano en el exilio y de la Campaña “Free Tibet”.
- www.tibet-info.net
- www.tibet-info.org/amisdutibet/ : Portal de “Los amigos del Tíbet”.
- www.trimondi.de/Kalachakra/literatur.ka.htm
- www.trimondi.de : Foro crítico sobre la Kalachakra
- www.wikipedia.org/wiki/livre_des_morts_tibétains





Il FMLN ha vinto in El Salvador

17 03 2009

Il Fronte Farabundo Martí per la Liberazione  Nazionale (FMLN) ha vinto le elezioni presidenziali in  El Salvador con il 51,3% dei voti, secondo lo scrutinio del 90,.4%  delle schede, com’è  stato informato ufficialmente, con una tendenza che si considera irreversibile, ha reso noto ANSA.

Il FMLN ha vinto in El SalvadorLe strade di San Salvador si sono riempite di seguaci del FMLN per festeggiare la vittoria del candidato Mauricio Funes, di 49 anni, che assumerà il mandato il primo giugno.

Il suo rivale, Rodrigo Ávila, del partito governante Alianza Republicana Nacionalista (ARENA), ha ottenuto il 48,7%, ha detto il Tribunale Supremo Elettorale (TSE).

I simpatizzanti del FMLN hanno sventolato le bandiere rosse che identificano questo Partito fondato nel 1992, dopo la firma degli accordi di pace di Chapultepec, con i quali si pose fine alla guerra civile durata dal 1980 al 1992.

L’annuncio dei risultati è avvenuto dopo una giornata di votazioni che, secondo gli osservatori e le autorità, è trascorsa senza incidenti di sorta.

“Abbiamo visto un processo elettorale trasparente, un processo elettorale tranquillo, pacifico e di massa”, ha dichiarato il presidente del TSE, Walter Araujo, in un messaggio al paese, alla chiusura dei seggi.

Il quotidiano  La Prensa Grafica, ha assicurato che il 60% dei 4,2 milioni di elettori iscritti si è presentato a votare, cioè  il 6% in più dei votanti delle elezioni municipali e legislative del 18 gennaio scorso.

“In forma umile ed emozionata voglio ringraziare tutti coloro che hanno votato per me, tutti coloro che sceglieranno il cammino del cambio”, ha dichiarato Funes, alla proclamazione della sua vittoria.

da www.granma.cu
(SE/ Traduzione Granma Int.).





Ragazzini con la doppietta. Spari nei parchi naturali. Restituzione delle armi ai bracconieri.

17 03 2009
Ragazzini con la doppietta. Spari nei parchi naturali. Restituzione delle armi ai bracconieri. E caccia libera per tutto l’anno nelle aziende faunistiche private. Sono solo alcune delle previsioni con le quali una nuova legge sulla caccia sta per abbattersi sulla fauna italiana. Ribaltando regole e divieti e liberalizzando gran parte dell’attività venatoria, in un testo unico affidato alle cure del senatore del Popolo delle libertà Franco Orsi, parlamentare ligure dalla brillante carriera regionale, all’insegna dello slogan: ‘Per la caccia vota un cacciatore‘.

Tanto per cominciare, si abbassa l’età in cui è consentito imbracciare il fucile: a 16 anni si potrà prendere un patentino e andare a sparare per boschi e contrade. Il popolo dei 700 mila cacciatori italiani dunque si potrà infoltire di figli e nipoti, che la legge considera immaturi per votare e guidare un’auto, ma non per impallinare un cinghiale. Come si regolerà la responsabilità civile e penale in caso di incidenti causati dai minorenni in doppietta, non è specificato dal progetto di legge. Che invece detta minuziosamente le norme per l’allargamento della libertà di caccia, unificando diverse proposte accumulatesi negli anni, tutte provenienti dai banchi del centrodestra.

Le intenzioni sono chiare, sin dall’articolo 1 che, dettando i principi generali, fa sparire la solenne affermazione dell’interesse della comunità nazionale alla protezione della fauna. Messa in chiaro la filosofia, si passa ai fatti. Nei parchi naturali si potrà sparare: sarà lecita la caccia in deroga “per piccole quantità” e quella per il “controllo faunistico“, insomma quando ci sono animali in eccesso che danno fastidio. Conclusione: “Nei parchi si potranno cacciare peppole e fringuelli, con piani pluriennali”, denuncia Legambiente.

Ma non è tutto: le regioni che hanno istituito parchi su più del 30 per cento del territorio saranno punite con sanzioni economiche. Nessuna sanzione, invece, per chi sta al di sotto del minimo di zone protette previsto dalla legge.

Se la deregulation arriva nei parchi, figuriamoci fuori. Mentre finora la legge del cacciatore è stata incentrata sul suo ancoraggio al territorio, in futuro le doppiette potranno spostarsi da una regione all’altra per seguire gli uccelli migratori: basterà comunicarlo alle autorità e pagare qualcosa. I poveri migratori se la vedranno brutta anche per la riduzione delle aree protette sui valichi montani, dove adesso passano indisturbati mentre in futuro sarà consentita la presenza di cacciatori.

Liberalizzazione totale
anche per quanto riguarda l’uso di uccelli come esche o zimbelli: via il tetto massimo, via anche gli anellini per identificarli ed evitare abusi. “È una pratica arcaica oltre che crudele: per fortuna lo fanno in pochi, non si capisce perché la legge vuole questo ritorno al passato”, dice Danilo Selvaggi della Lipu. A proposito di pratiche arcaiche: se un cacciatore vuole imbalsamare le sue prede, avrà carta bianca senza i vincoli e le regole che esistono per gli imbalsamatori ufficiali.

Il controllo della fauna, già evocato per aprire alla caccia nei parchi, permetterà ai sindaci di dare mano libera ovunque ai cacciatori per abbattere animali che fanno danni o causano fastidio: cervi, lupi ma anche cani e gatti. Non mancano infine le novità affidate al privato: nelle aziende faunistico-venatorie si potrà cacciare tutto l’anno e anche senza licenza, sparando su animali appositamente liberati per il divertimento di tiratori da luna park. E per coloro che violeranno le (poche) regole che restano, mano di velluto: ai bracconieri presi sul fatto basterà pagare una multa per riavere le proprie armi. E riprendere la caccia.




TAV: CMC condannata per disastro ambientale

17 03 2009

da terrelibere.org

La CMC, cooperativa socia di Legacoop che ha vinto, assieme alla CCC, l’appalto per costruire la base di guerra Dal Molin, è stata condannata per disastro ambientale, lo scorso 3 marzo 2009 nell`ambito del processo ai cantieri per la TAV Bologna-Firenze

“Aver drenato e disperso dall’inizio dei lavori la somma complessiva di non meno di 44.933 milioni di metri cubi di acqua nel territorio della Comunità Montana del Mugello”: questo uno dei primi capi di imputazione a carico. Ma c`è di peggio. Dopo la scomparsa di decine di pozzi e sorgenti, e la morte fisica e biologica di preziosi torrenti appenninici, in alcune aree si ipotizza che si stiano intaccando riserve profonde, acque “di lunga circolazione”.

Secondo “L’espresso” del 4 marzo, l´inchiesta sui danni causati dai cantieri Tav era divisa in due filoni principali: quello della contaminazione dei terreni e delle acque per effetto dello smaltimento delle terre e dei fanghi delle lavorazioni in galleria, e quello del drammatico prosciugamento delle sorgenti e dei fiumi del Mugello, una delle regioni più ricche di acqua d´Italia.

Secondo le accuse, a causa dei lavori in galleria e della intercettazione «selvaggia» delle acque di falda, si sono seccati 57 km di fiumi, la portata di altri 24 km di corsi d´acqua si è drasticamente ridotta, sono state prosciugate 37 sorgenti e 5 acquedotti. Un disastro ambientale per il quale la procura contestava il danneggiamento aggravato, un reato volontario. Il giudice ha ritenuto invece che questi gravissimi danni siano stati causati da negligenza o imperizia, cioè siano colposi, e il codice penale non prevede il reato di danneggiamento colposo.

Da questa accusa, perciò, tutti gli imputati sono stati assolti. Tuttavia le famiglie e le aziende danneggiate potranno chiedere i danni in sede civile. I danni complessivi al territorio del Mugello sono stati valutati in almeno 741 milioni di euro. Dopo il giudice penale, si appresta a muoversi anche la procura della Corte dei Conti, che potrebbe chiedere i danni anche a chi, negli enti pubblici, avrebbe dovuto vigilare e non lo ha fatto a sufficienza.

Questo poco dopo l’inizio dei lavori al Dal Molin da parte dei tecnici della CMC e di operai della ditta vicentina Carta-Isnardo, sopra una falda acquifera tra le più grandi in Europa ed in mancanza della Valutazione di impatto ambientale, richiesta dal sindaco e dai comitati di cittadini, oltre che necessaria secondo lo stesso Ministero dell’Ambiente, che lo dichiarò nella risposta scritta ad un’interrogazione pubblicata il 26 febbraio 2007.

Evidentemente questa “cooperativa” ha ben poco rispetto per l’ambiente e per la dignità del lavoro umano, valori che formalmente si ritrovano nello statuto di Legacoop. Pretendiamo che i lavori si fermino, in attesa della VIA, e che la CMC venga espulsa dalla Lega delle Cooperative, per non aver rispettato i valori della cooperazione.

Essa è ormai definibile una Cooperativa di guerra, avendo lavorato alla base Usa di Sigonella, a quella di Aviano, a Camp Derby; a Vicenza lavora anche al villaggio americano. E’ anche la cooperativa “delle grandi opere”: Tav, basi Usa, Ponte sullo stretto di Messina: di amicizie deve averne molte, quello che le manca è l’interesse per le conseguenze delle sue costruzioni e l’attenzione per l’ambiente.

Questo mentre gli stessi USA si avvicinano agli intenti del protocollo di Kyoto. La sua politica è dunque inattuale, oltre che lontana dall’interesse per il benessere dei cittadini e del territorio.

I cittadini di Vicenza contrari alla base Usa si rifiutano di svendere il territorio e l’acqua della loro città a chi ha già provocato disastri ambientali come quello del Mugello.

da terrelibere.org





Caffarella: ecco come mi hanno impedito di visitare i due detenuti rumeni

15 03 2009

Un grave episodio al Carcere Regina Coeli di Roma
Roma, 13 marzo 2009
Oggi, 13 marzo 2009, sono stato testimone di un fatto gravissimo: la direzione del Carcere di Regina Coeli di Roma non mi ha permesso di visitare i due detenuti rumeni accusati e involontari protagonisti dello stupro al Parco della Caffarella. Chi ha autorizzato i funzionari del carcere a una così evidente violazione della legge?

L’articolo 67 della legge 354/75 che regolamenta il regime carcerario consente a ogni rappresentante eletto di visitare i detenuti senza alcun preavviso; per questo motivo in mattinata insieme ad alcuni esponenti dell’associazione in difesa dei diritti umani “Everyone”, mi sono recato al Regina Coeli per visitare in veste di europarlamentare Karlo Racz e Alexandru Istoika.

Nonostante la regolare esibizione di tutti i documenti, la direzione ha addotto per quasi due ore tutta una serie di pretesti formali e burocratici (avrebbe per esempio permesso il mio accesso, ma non quello del nostro interprete rumeno) che mi hanno proibito di esercitare le mie prerogative.

Si tratta di una grave violazione delle regole democratiche, che fa parte di un’operazione politica organizzata: pur di sbattere un mostro in prima pagina, si mette alla gogna il primo malcapitato, sull’onda emotiva di un’opinione pubblica sempre più spaventata dai media.

Il caso dei due rumeni peraltro dimostra che tali comportamenti isterici sono dannosi per lo svolgimento delle indagini, distorcendone il regolare funzionamento e impedendo l’individuazione dei reali colpevoli.

In qualità di deputato europeo mi riservo di intraprendere tutte le azioni legali necessarie per accertare le responsabilità dell’episodio e di presentare una formale interrogazione in sede europea.

Giulietto Chiesa
Europarlamentare

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8846





15 03 2009

di www.BayesFor.eu

Eventi reali quali un incendio, uno stupro o un cambio al vertice nella segreteria di un partito trovano il loro eco sui mezzi di informazione. Articoli, interviste, servizi speciali alla tv e tante immagini soddisfano il nostro bisogno di sapere cosa succede fuori nel mondo. Il dubbio che questo meccanismo sia affetto da condizionamenti esterni è tuttavia molto forte ed è ormai da molti anni che in Italia si dibatte sul ruolo dei mass-media sulla politica e in particolare sul meccanismo dei consensi.

Forse esiste un complotto. C’è chi crede che il complotto esista, e forse c’è anche chi crede, forte di un narcisismo che non manca all’italica natura, di governarlo.

Vi proponiamo una diversa lettura.

Forse quello a cui assistiamo sono gli effetti di un equilibrio tra informazione e intrattenimento. Le tv parlano di quello che noi vogliamo sentire, i nostri desideri e paure rincorrono quello che ci viene detto e i mezzi di informazione rimettono in circolo le nostre reazioni emotive, amplificate.

Le ragioni ultime di questo meccanismo sono antropologiche più che politiche. Riguardano l’uomo come animale politico e sociale più che la regia di qualche magnate dell’informazione. I media accorciano le distanze non solo tra chi è oggetto dell’informazione e chi la fruisce, ma avvicinano tutti noi uomini e donne in uno spazio che è una rappresentazione semplificata della realtà.

L’equilibrio tra informazione e intrattenimento è tuttavia instabile. Come la dinamica di popolazione dei lemming, oscilla tra variabili risorse e predatori. Eventi che oggi non hanno seguito, domani sono degni delle prime pagine di prestigiosi giornali. È il baraccone mediatico che cavalca le onde dell’emotività condivisa. Il senso comune, è stato barattato per il comune sentire.

Internet cambierà tutto questo, forse l’ha già cambiato e noi non ce siamo accorti. Non è merito di Facebook, è merito della memoria fisica di milioni di server che intrappolano gli eventi nei lori dischi fissi. E che ne rendono fruibile l’archivio storico. Le parole sono i mattoni con cui costruiamo i nostri pensieri. Ma mentre i pensieri non sono riducibili alle loro componenti, le parole scritte sono quantificabili e misurabili.

Perché c’è bisogno di quantificare l’informazione? Lo spazio della comunicazione è e rimarrà verbale. Tuttavia la trasposizione numerica degli eventi non è che il primo passaggio di una procedura il cui scopo è filtrarne l’emotività. La serie storica di come una parola è utilizzata dai media, ci restituisce un dato oggettivo che è pronto a essere riammesso nella soggettività del nostro sentire. Ma ogni punto di quella serie inchioda gli eventi e le persone che li hanno generati alla loro storia e quindi alle loro responsabilità. I numeri tornano a essere parole, e il dialogo scevro dall’emozione può essere in fine civile.

Questo è l’ambizioso scopo della nostra associazione dal nome strano BayesFor.

Vi presentiamo un’immagine emblematica proveniente dai 30 siti di informazione più visitati del nostro paese (quotidiani, blog, agenzie stampa…). Il grafico riporta il numero di volte che la parola “stuprata” è stata utilizzata negli ultimi 2 mesi e precisamente dalla fine di Dicembre alla fine di Febbraio. Ci sembra verosimile che il numero di violenze sulle donne sia purtroppo abbastanza regolare nel corso del tempo [1], ciò nonostante si nota un incredibile discontinuità nelle tre settimane che vanno dalla fine di Gennaio alla seconda settimana di Febbraio. In queste settimane la parola compare con una frequenza molto elevata. Il 20 Febbraio viene approvato il così detto “decreto anti-stupri”, la parola stuprata scompare dai media.

grafico

Ci sono alcuni commenti che ci appaiono rilevanti.

Abbiamo scelto la parola “stuprata” e non la parola “stupro” o “stupri” in quanto è la parola che più strettamente può essere riferibile ad un fatto preciso. Se avessimo usato la parola “stupro” la frequenza delle volte che la parola è stata usata nel dibattito sarebbe stata indistinguibile dalle volte che invece i giornali usavano la parola per riferire di un evento. Al contrario la parola “stuprata” è difficilmente utilizzata per discutere di una legge che riguarda le pene per gli stupratori e non chi la violenza l’ha subita.

Il secondo punto interessante riguarda la frequenza della parola nei periodi precedenti a fine 2008. Il software sviluppato da BayesFor infatti non legge tutte le parole che compaiono sui siti internet ma conta solo le parole che sono comparse più di 4 volte, in un giorno, in almeno un sito di informazione. Il fatto che nel database la parola compaia per la prima volta il 26 Dicembre (15 occorrenze) ci dice che fino a quel momento in nessun giorno era comparsa in un sito monitorato più di 5 volte, e avendo iniziato il software a funzionare nel dicembre del 2007, questo ci da un’idea della relativa bassa frequenza della parola in tutto il 2008.

Infine riportiamo quanto detto dal Presidente del Consiglio in conferenza stampa il giorno 20 Febbraio dopo l’approvazione del così detto “pacchetto sicurezza”, ovvero che le misure urgenti adottate «andavano incontro ad un allarme sociale che si è diffuso nel paese, malgrado nel 2008 ci sia stata una diminuzione delle violenze sessuali rispetto agli anni precedenti, anche nel territorio di Roma» [2].

[1] In realtà esiste qualche evidenza di un aumento dei casi di violenza sessuale nel periodo estivo come dimostrato dallo studio di Michael  e Zumpe dal titolo  “Sexual violence in the United States and the role of season” pubblicato alcuni anni fa nell’American Journal of Psychiatry.
[2] www.governoberlusconi.it

di www.BayesFor.eu
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8845








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